Molti leggono il mio libro e pensano che io abbia la ricetta magica che porta alla guarigione.
Il mio percorso può ispirare, ma non è una mappa da seguire.
Lo dico con chiarezza, perché è importante:
ripercorrere i miei passi non garantisce la guarigione.
Non perché manchi qualcosa a chi ci prova, ma perché ognuno ha il proprio cammino, il proprio linguaggio interiore, il proprio tempo.
La guarigione non è mai una copia.
È un processo unico, intimo, irripetibile.
Ciò in cui credo profondamente, però, è questo:
qualunque strada tu scelga, ha bisogno di fede.
Fede nella terapia, nei medici, nelle cure e allo stesso tempo fede in te, nella tua capacità di ascoltare, sentire, fare domande.
La terapia è fondamentale, ma non basta spegnere il corpo e zittire l’anima.
Diventare consapevoli, osservare ciò che accade dentro, ascoltare i segnali del corpo, interrogarsi senza giudicarsi… fa parte del percorso tanto quanto le cure.
E voglio dirlo chiaramente: è giusto avere paura.
È umano.
Non si può far finta di niente, né essere “forti” a tutti i costi.
La malattia è difficile, destabilizzante, a volte spaventosa.
Il punto non è non avere paura.
Il punto è non lasciare che sia la malattia a decidere chi sei.
C’è un tranello sottile in cui è facile cadere: vivere a seconda della malattia.
Pensarsi solo attraverso di essa. Ridursi a diagnosi, prognosi, attese.
Io credo in un’altra possibilità: vivere nonostante la malattia.
Restare in relazione con la vita, con ciò che sei, con ciò che ti muove, anche mentre attraversi il buio.
Il mio percorso non è un modello, è una testimonianza, un invito a non delegare tutto,
a non spegnersi, a non tradirsi.
Perché la guarigione, qualunque forma assuma, inizia sempre da una relazione viva con te stessa.
Se senti il bisogno di non attraversare tutto questo da sola, io sono qui.

Lascia un commento